Nell’attuale scenario delineato per il mercato NPL, quale la prospettiva di crescita per IPV?

A mio parere la principale ragione di questo trend è attribuibile a un disallineamento degli interessi coinvolti, situazione che richiede un’attenta riflessione.

Per capire quello che sto affermando, dobbiamo iniziare esaminando se gli operatori che stanno uscendo dal mercato sono servicer specializzati nell’acquisto e gestione del credito o investitori che fanno gestire da terzi, da servicer esterni, la fase di gestione e recupero del credito.

Nel primo caso, comunemente riscontrato nei grandi gruppi europei di acquisto e gestione del credito, avviene uno scollamento tra il dipartimento Sales, responsabile del budget e dell’acquisto della somma obiettivo in termini di GBV, e il dipartimento Operations, che successivamente deve far rispettare le curve di recupero assunte.

Sappiamo molto bene che le curve di recupero vengono in un certo senso “modificate” per aggiudicarsi i deals e rispettare il budget di acquisto. Ovviamente per essere competitivi queste vengono modificate al rialzo e mai al ribasso. A quel punto diventa quindi un problema del dipartimento Operations, che si trova a combattere con delle curve di recupero che non riesce a rispettare. Questo crea disfunzioni organizzative significative, con turnover di dirigenti e mancanza di responsabilità per le perdite passate.

Nel secondo caso, invece, gli investitori interessati al mercato italiano ingaggiano esperti nelle due diligence, per elaborare curve di recupero strabilianti, per poi affidare a servicer esterni la messa a terra di quanto appena detto. Ovviamente il servicer fa il suo lavoro che è quello di recuperare il credito, riceve una fee per il lavoro svolto e non è direttamente responsabile ovviamente delle curve di recupero generate dagli investitori. E se poi non performa, viene sostituito con un altro servicer.

Purtroppo – o, forse, fortunatamente – l’attività di recupero crediti non si limita alla sola gestione stragiudiziale del credito ma ha risvolti legali, di informazione del dato, di strategia di segmentazione e molte altre piccole sfumature. Insomma, la cabina di regia a volte fatica a prendere piede e si concentra di più sul singolo aspetto regolamentare che sul recupero del credito e a cosa questo realmente significhi.

Spesso, inoltre, questo modus operandi può portare a perdere il controllo della filiera della gestione del credito e ad influire negativamente sulle curve di recupero.

La visione condivisa da me e dal socio Carlo Palla , con il quale assieme a ViViBanca S.p.A. rappresentiamo il 100% di IPV Investing SpA , è quella di raggruppare sotto lo stesso tetto, con gli stessi obiettivi e la conoscenza condivisa dei rischi, investitore e specialista del recupero.

Vi lascio un esempio.

Se le curve di recupero le genera il soggetto che effettuerà il recupero, il quale ha anche investito nell’acquisto del portafoglio utilizzando proprie risorse, insieme all’investitore istituzionale, il gioco cambia completamente. Perchè? Perché vi è un allineamento completo degli obiettivi e un’attenzione particolare a essere prudenti nell’acquistare questo o quel portafoglio. L’obiettivo, quindi, non è fare il budget per forza se non ci sono i presupposti di prezzo e di ritorno dell’investimento.

Quando l’imprenditore mette il proprio capitale, la dinamica cambia radicalmente, e nel caso di IPV, si tratta dei nostri fondi. Ci mettiamo anche un asset intangibile ma fondamentale: la nostra reputazione, quindi abbiamo tutto l’interesse a seguire con le dovute cure e con obiettivi realistici i progetti che scegliamo di perseguire.